Giovanna Ciracì: The Mystery of Edwin Drood : l'enigma della letteratura inglese

Pubblicato la prima volta a "La poesia e lo spirito" blog

In­tro­du­zio­ne

N

ell'a­pri­le del 1870 i più im­por­tan­ti gior­na­li lon­di­ne­si ac­co­glie­va­no con en­tu­sia­smo la pub­bli­ca­zio­ne del primo nu­me­ro di un nuovo ro­man­zo a pun­ta­te (1) in­ti­to­la­to The My­ste­ry of Edwin Drood e fir­ma­to da uno dei geni della let­te­ra­tu­ra in­gle­se, Char­les Dic­kens. Il ro­man­zo in que­stio­ne è in­cen­tra­to, come il ti­to­lo la­scia sup­por­re, su un mi­ste­ro: la scom­par­sa di un ra­gaz­zo, Edwin Drood, per l'ap­pun­to. A metà dell'e­la­bo­ra­zio­ne della sto­ria, ac­ca­de però qual­co­sa che se­gne­rà il de­sti­no dell'au­to­re e del suo ul­ti­mo libro: in­fat­ti, nella notte tra l'otto e il nove giu­gno 1870, Dic­kens muore im­prov­vi­sa­men­te la­scian­do in­com­piu­to il ro­man­zo, de­sti­na­to così a es­se­re con­sa­cra­to come l'e­ter­no e­nig­ma della let­te­ra­tu­ra in­gle­se.

Molti sono gli in­ter­ro­ga­ti­vi che la man­can­za di una con­clu­sio­ne ha fatto sor­ge­re e ri­guar­da­no so­prat­tut­to il de­sti­no del ra­gaz­zo scom­par­so e l'i­den­ti­tà del suo pro­ba­bi­le as­sas­si­no, se si vuole con­si­de­ra­re un o­mi­ci­dio la scom­par­sa di Edwin. Il mi­ste­ro della fin­zio­ne si me­sco­la con il mi­ste­ro della real­tà. Que­sto libro, a mio pa­re­re, sem­bra es­se­re un libro ma­le­det­to: molte delle per­so­ne che hanno col­la­bo­ra­to alla sua rea­liz­za­zio­ne sono stati col­pi­ti da sven­tu­re. In­fat­ti, prima di Dic­kens, il primo au­to­re delle vi­gnet­te che ac­com­pa­gna­no il ro­man­zo, Ha­blot Bro­w­ne, subì una pa­ra­li­si dopo aver i­ni­zia­to il la­vo­ro. Fu chia­ma­to a so­sti­tuir­lo Char­les Al­ston Col­lins, che riu­scì ap­pe­na a com­ple­ta­re la co­per­ti­na del ro­man­zo prima di am­ma­lar­si gra­ve­men­te.

Già all'in­do­ma­ni della scom­par­sa dell'au­to­re, fu­ro­no nu­me­ro­si i ten­ta­ti­vi di ca­pi­re quale po­tes­se es­se­re il pos­si­bi­le fi­na­le del ro­man­zo e tut­to­ra que­sto in­te­res­se non è di certo sva­ni­to. L'i­po­te­si più ac­cre­di­ta­ta è che Edwin sia morto uc­ci­so dallo zio Ja­sper, ri­spet­ta­to mae­stro di coro di gior­no e a­bi­tua­le fu­ma­to­re d'oppio di notte. La mag­gior parte delle con­get­tu­re che sono state fatte si basa sulla sem­pli­ce let­tu­ra del ro­man­zo, ma ciò non basta per ar­ri­va­re alla so­lu­zio­ne del mi­ste­ro. Per ca­pi­re come Dic­kens vo­les­se con­clu­de­re la sua sto­ria bi­so­gna con­si­de­ra­re, oltre ai pos­si­bi­li in­di­zi re­pe­ri­bi­li dal testo, il con­te­sto in cui que­sto è stato scrit­to, le im­ma­gi­ni che ap­pa­io­no sulla co­per­ti­na del libro e che rias­su­mo­no il rac­con­to, gli ap­pun­ti dell'au­to­re ri­guar­dan­ti la ste­su­ra del ro­man­zo e le te­sti­mo­nian­ze delle per­so­ne vi­ci­ne a Dic­kens.

1. Te­sti­mo­nian­ze delle per­so­ne vi­ci­ne a Dic­kens 

Par­ten­do pro­prio dalle te­sti­mo­nian­ze a noi giun­te, sap­pia­mo che Dic­kens ri­ve­lò al suo bio­gra­fo John Fo­ster che il ro­man­zo do­ve­va ri­guar­da­re l'as­sas­si­nio del ni­po­te da parte dello zio; l'o­ri­gi­na­li­tà della sto­ria do­ve­va con­si­ste­re nella con­fes­sio­ne fi­na­le dell'as­sas­si­no come se il de­lit­to fosse stato com­mes­so da un'altra per­so­na. Gli ul­ti­mi ca­pi­to­li do­ve­va­no es­se­re am­bien­ta­ti in pri­gio­ne… l'as­sas­si­no si sa­reb­be sco­per­to in se­gui­to al ri­tro­va­men­to di un a­nel­lo, che a­vreb­be fatto ri­sa­li­re all'o­mi­ci­da e al posto in cui il ca­da­ve­re sa­reb­be stato se­pol­to dopo es­se­re stato co­spar­so di calce, alla quale il gio­iel­lo ri­tro­va­to a­vreb­be re­si­sti­to. Rosa a­vreb­be spo­sa­to Tar­tar e Cri­spar­kle la so­rel­la di Land­less, che sa­reb­be morto per a­iu­ta­re Tar­tar a cat­tu­ra­re l'as­sas­si­no. (2)

Con­cor­da­no con que­sta ver­sio­ne i due figli di Dic­kens, Kate e Char­les ju­nior . Men­tre la prima af­fer­ma che il libro non deve es­se­re con­si­de­ra­to tanto un mi­ste­ro poi­ché la fine è fa­cil­men­te de­du­ci­bi­le, il se­con­do in­ve­ce di­chia­ra che il padre stes­so gli aveva ri­ve­la­to il fi­na­le della sua opera, che coin­ci­de con quel­lo e­spo­sto da Fo­ster. A que­ste te­sti­mo­nian­ze se ne ag­giun­ge un'altra al­tret­tan­to im­por­tan­te fatta dall'il­lu­stra­to­re del ro­man­zo, Luke Fields, il quale rac­con­ta che Dic­kens gli chie­se e­spres­sa­men­te di di­se­gna­re una sciar­pa nera in­tor­no al collo di Ja­sper, che sa­reb­be ser­vi­ta a que­sti per am­maz­za­re Edwin: do­ve­va es­se­re quin­di que­sta l'arma del de­lit­to. No­no­stan­te que­ste ri­ve­la­zio­ni, i vari cri­ti­ci e stu­dio­si non si sono to­tal­men­te con­vin­ti sul pos­si­bi­le fi­na­le della sto­ria, so­prat­tut­to per­ché non ci sono chia­re e e­vi­den­ti prove che pos­sa­no di­mo­stra­re l'au­ten­ti­ci­tà di que­ste di­chia­ra­zio­ni; i­nol­tre Dic­kens mo­di­fi­ca­va spes­so i pro­get­ti i­ni­zia­li dei suoi ro­man­zi.

2. In­di­zi re­pe­ri­bi­li dal testo del ro­man­zo 

Leg­gen­do il ro­man­zo sem­bra­no es­ser­ci due col­pe­vo­li del mi­sfat­to: Ne­vil­le e Ja­sper. Il primo si pre­sen­ta come una per­so­na ab­ba­stan­za i­ra­sci­bi­le e ag­gres­si­va ed è teo­ri­ca­men­te l'ul­ti­ma per­so­na ad aver visto Edwin prima della sua scom­par­sa. Tra i due, poi, non c'è una gran sim­pa­tia, anzi si scon­tra­no spes­so, a volte anche in ma­nie­ra vio­len­ta. Il ba­sto­ne che Ne­vil­le usa per le sue pas­seg­gia­te viene scam­bia­to per l'arma del de­lit­to e solo la man­can­za del ri­tro­va­men­to del corpo di Edwin lo salva, ma il suo alibi ri­ma­ne de­bo­le.

In­nu­me­re­vo­li sono gli in­di­zi che fanno so­spet­ta­re di Ja­sper, in­di­zi che forse leg­gen­do una prima volta il ro­man­zo pos­so­no sfug­gi­re. La sera del li­ti­gio tra Edwin e Ne­vil­le, Ja­sper sem­bra voler ap­pia­na­re la ten­sio­ne tra i due. Offre loro da bere, ma pre­pa­ra i bic­chie­ri di vino ' vol­gen­do loro le spal­le ' (3) e l'au­to­re pre­ci­sa che ' la me­sco­la­tu­ra sem­bra ri­chie­de­re molto tempo '. Dopo aver be­vu­to, i due sem­bra­no ac­cen­der­si in volto per ef­fet­to del vino, men­tre, tor­nan­do in ca­no­ni­ca, Ne­vil­le con­fes­se­rà a Cri­spar­kle che il vino lo ha stor­di­to in modo stra­no e im­prov­vi­so. È pos­si­bi­le che Ja­sper abbia messo qual­co­sa nel vino per far ac­cen­de­re gli animi dei due ra­gaz­zi e farli ar­ri­va­re a uno scon­tro fi­si­co? A­vreb­be così il mo­ven­te giu­sto per ac­cu­sa­re Ne­vil­le della scom­par­sa del ni­po­te.

Un'oc­ca­sio­ne im­por­tan­te che fa au­men­ta­re i so­spet­ti su Ja­sper è l'e­scur­sio­ne che que­sti fa con Durd­les du­ran­te una notte nel ci­mi­te­ro e nella Cat­te­dra­le della città che si trova vi­ci­no la sua a­bi­ta­zio­ne. È in que­sta oc­ca­sio­ne che Ja­sper viene a sa­pe­re della pe­ri­co­lo­si­tà della calce viva che, come spie­ga Durd­les, è tal­men­te po­ten­te da poter ' man­giar­vi le ossa '. (4) È l'unico mo­men­to del libro in cui si ac­cen­na alla calce viva, che se­con­do Fo­ster do­ve­va ser­vi­re a far scom­pa­ri­re il corpo di Edwin; Ja­sper pare molto in­te­res­sa­to a essa.

Ad un certo punto, Durd­les è vit­ti­ma di una son­no­len­za im­prov­vi­sa che lo fa ac­ca­scia­re a terra; gli sem­bra di so­gna­re di stare lì ad­dor­men­ta­to men­tre il suo com­pa­gno si al­lon­ta­na e poi si av­vi­ci­na, sente qual­co­sa che lo sfio­ra e qual­cos'altro che gli cade dalla mano, poi un tin­tin­nio ei passi di Ja­sper che si al­lon­ta­na la­scian­do­lo solo per un po' di tempo. Al ri­sve­glio si trova da­van­ti il mae­stro del coro pron­to a tor­na­re a casa senza aver ter­mi­na­to il giro, men­tre si ac­cor­ge che la chia­ve della Crip­ta della Cat­te­dra­le di cui è cu­sto­de gli è ca­du­ta a terra. Ma tutto ciò è stato dav­ve­ro un sogno o nel dor­mi­ve­glia ha sen­ti­to Ja­sper che gli to­glie­va la chia­ve e, chis­sà dopo quale o­pe­ra­zio­ne, ha ri­mes­so al suo posto fa­cen­do sem­bra­re che fosse ca­du­ta ca­sual­men­te? Sap­pia­mo che la fia­sca, da cui be­vo­no du­ran­te l'e­scur­sio­ne sia Durd­les che Ja­sper, era stata por­ta­ta da que­sti, ma men­tre il primo in­go­ia tran­quil­la­men­te il con­te­nu­to della fia­sca, il se­con­do ne beve un po' per poi spu­tar­lo. Per­ché Ja­sper ri­pe­te si­ste­ma­ti­ca­men­te que­sta o­pe­ra­zio­ne ogni volta che beve dalla fia­sca? È pos­si­bi­le che abbia messo della droga anche nel vino con­te­nu­to in tal re­ci­pien­te per as­si­cu­ra­si che Durd­les si ad­dor­men­tas­se e poter ru­ba­re la chia­ve della Crip­ta, pos­si­bi­le luogo di se­pol­tu­ra del ca­da­ve­re di Edwin?

Ja­sper è pre­sen­te nel mo­men­to in cui, prima di que­sta e­scur­sio­ne, Sap­sea con­se­gna la chia­ve in que­stio­ne a Durd­les e, pren­den­do­la per un mo­men­to in mano, si ac­cor­ge che è più pe­san­te ri­spet­to alle altre: è quin­di in grado di ri­co­no­scer­la men­tre la ruba a Durd­les. Non meno im­por­tan­te è il fatto che la casa di Ja­sper è ben col­le­ga­ta alla Crip­ta e al fiume dove ven­go­no ri­tro­va­ti gli og­get­ti d'oro di Edwin e tale zona è poco fre­quen­ta­ta dai pas­san­ti per la pre­sen­za in­quie­tan­te del ci­mi­te­ro. Si­gni­fi­ca­ti­va la frase 'si po­treb­be fan­ta­sti­ca­re che la marea della vita venga fer­ma­ta dalla casa di John Ja­sper. ' (5) Per­ché poi Ja­sper si in­fu­ria così tanto quan­do sco­pre che De­pu­ty, il mo­nel­lo va­ga­bon­do, li ha se­gui­ti? Sem­bra che tema che il ra­gaz­zo possa aver visto qual­co­sa di com­pro­met­ten­te per lui.

Sem­pre se­con­do Fo­ster, la Crip­ta do­ve­va es­se­re il luogo della se­pol­tu­ra del corpo della vit­ti­ma, luogo che, il gior­no dopo la scom­par­sa di Edwin, viene tro­va­to come se fosse stato scal­za­to da qual­cu­no. (6) Ve­nia­mo poi a sa­pe­re, quan­do Edwin va dall'a­bi­tua­le gio­iel­lie­re, che Ja­sper sa per­fet­ta­men­te che gli unici og­get­ti pre­zio­si che il ra­gaz­zo è so­li­to por­ta­re ad­dos­so sono solo un fer­ma­cra­vat­ta e un o­ro­lo­gio, og­get­ti che ver­ran­no poi ri­tro­va­ti nel fiume: può es­se­re stato Ja­sper a get­tar­li dopo aver uc­ci­so il ni­po­te, la­scian­do­gli ad­dos­so solo l'a­nel­lo di cui i­gno­ra l'e­si­sten­za.

La donna dell'oppio ri­ve­la a Edwin di sa­pe­re che un ra­gaz­zo col nome di Ned è in pe­ri­co­lo per­ché qual­cu­no gli è av­ver­so; l'unico a chia­ma­re Edwin con quel nome è pro­prio Ja­sper: la donna può forse aver a­scol­ta­to le ma­le­di­zio­ni di Ja­sper, in tran­ce per gli ef­fet­ti dell'oppio, nei con­fron­ti del ni­po­te. (7)

Il mae­stro del coro poi, so­li­ta­men­te tri­ste e scon­so­la­to, la sera della scom­par­sa del ni­po­te è in­so­li­ta­men­te fe­li­ce, tanto che il suo in­con­sue­to stato d'animo viene no­ta­to da tutti: a cosa è do­vu­ta tutta que­sta al­le­gria? Egli la giu­sti­fi­ca di­cen­do di aver tro­va­to la me­di­ci­na ai suoi mali fi­si­ci: ma è dav­ve­ro così? Qual è real­men­te que­sta me­di­ci­na? La vera cura ai do­lo­ri di Ja­sper po­treb­be es­se­re, più che un far­ma­co, la morte di Edwin, che egli ha pro­get­ta­to di pro­vo­ca­re quel­la notte. È da no­ta­re come l'au­to­re, poi, metta in ri­sal­to la sciar­pa nera che se­con­do l'il­lu­stra­to­re Fields do­ve­va ser­vi­re come arma del de­lit­to: Ja­sper è l'unico a in­dos­sar­la.

Tutto sem­bra es­se­re con­tro Ja­sper, la sua col­pe­vo­lez­za è tal­men­te lam­pan­te da sem­bra­re scontata.Ogni suo gesto è poi giu­sti­fi­ca­to da altre cause: è il vino che fa a­gi­ta­re gli animi di Edwin e Ne­vil­le, è la tem­pe­sta che pro­vo­ca danni alla Crip­ta, è l'ef­fet­to di un sogno il per­ce­pi­re stra­ni mo­vi­men­ti di Durd­les ed è una mi­ste­rio­sa me­di­ci­na a far­gli ri­tro­va­re la se­re­ni­tà.

3. A­na­li­si della co­per­ti­na del ro­man­zo 

La co­per­ti­na che ac­com­pa­gna il ro­man­zo non è pas­sa­ta i­nos­ser­va­ta a co­lo­ro che hanno cer­ca­to di ri­sol­ve­re l'e­nig­ma del libro, poi­ché rap­pre­sen­ta delle im­ma­gi­ni che sin­te­tiz­za­no il rac­con­to: per que­sto mo­ti­vo può con­te­ne­re in­di­zi utili per la ri­so­lu­zio­ne del mi­ste­ro. Poi­ché le im­ma­gi­ni in que­stio­ne non hanno un si­gni­fi­ca­to im­me­dia­to, di­ver­se sono state le in­ter­pre­ta­zio­ni di que­ste che ag­giun­go­no mi­ste­ro al mi­ste­ro.

Quel­le a si­ni­stra rap­pre­sen­ta­no più la prima parte del ro­man­zo con i suoi e­le­men­ti prin­ci­pa­li, men­tre la parte a de­stra si ri­fe­ri­sce più alla se­con­da parte della sto­ria, quin­di è più utile per lo scopo della no­stra a­na­li­si. In par­ti­co­la­re, l'im­ma­gi­ne raf­fi­gu­ran­te tre uo­mi­ni che sal­go­no i gra­di­ni di una scala, rap­pre­sen­te­reb­be il mo­men­to in cui viene sco­per­to il ca­da­ve­re di Edwin. Come si può de­dur­re dalla de­scri­zio­ne che viene fatta nel testo, la scala in que­stio­ne è quel­la a chioc­cio­la della Vec­chia Torre della Cat­te­dra­le con­te­nen­te la Crip­ta dove Edwin può es­se­re stato se­pol­to. Il primo per­so­nag­gio è di gio­va­ne età, in­dos­sa abiti molto umili e per­ciò po­treb­be trat­tar­si di De­pu­ty. In que­sto con­te­sto sta­reb­be in­di­can­do, agli altri due uo­mi­ni che l'ac­com­pa­gna­no, il luogo in cui ha visto Ja­sper ag­gi­rar­si fur­ti­vo la notte della spe­di­zio­ne con Durd­les; è l'unico che li ha spia­ti. Il se­con­do uomo po­treb­be quin­di es­se­re Dat­che­ry, l'in­ve­sti­ga­to­re al quale De­pu­ty for­ni­sce utili in­for­ma­zio­ni ri­guar­do i fatti ac­ca­du­ti. In­fi­ne l'ul­ti­mo uomo po­treb­be es­se­re Cri­spar­kle, che ap­pa­re ti­mo­ro­so come una per­so­na che sta per ad­den­trar­si in un luogo buio e sco­no­sciu­to. Giu­sti­fi­che­rò suc­ces­si­va­men­te la sua pre­sen­za in tal con­te­sto quan­do e­la­bo­re­rò la mia con­clu­sio­ne della sto­ria.

Un'ul­te­rio­re im­ma­gi­ne che po­treb­be ri­fe­rir­si al fi­na­le della sto­ria è quel­la pre­sen­te nella parte più bassa della co­per­ti­na e raf­fi­gu­ran­te due uo­mi­ni, di cui uno tiene tra le mani una lan­ter­na dalla quale si spri­gio­na una luce molto in­ten­sa. Ri­ten­go va­li­da la teo­ria di molti cri­ti­ci se­con­do la quale l'uomo in que­stio­ne sa­reb­be Ja­sper, ma non con­di­vi­do af­fat­to l'idea e­spres­sa da An­drew Lang, (8) se­con­do la quale l'altro per­so­nag­gio sa­reb­be Edwin. Ciò che col­pi­sce di tale im­ma­gi­ne è il buio pro­fon­do il­lu­mi­na­to dalla luce molto in­ten­sa della lan­ter­na: l'o­scu­ri­tà del mi­ste­ro è schia­ri­ta dalla luce della ve­ri­tà. Que­sto po­treb­be es­se­re il mo­men­to in cui Ja­sper viene sma­sche­ra­to da Dat­che­ry. Un par­ti­co­la­re di no­te­vo­le im­por­tan­za è la po­stu­ra che l'in­ve­sti­ga­to­re as­su­me: l'uomo è di­rit­to, con lo sguar­do fisso sulla per­so­na che ha da­van­ti, av­vol­to da un lungo cap­pot­to in cui na­scon­de la mano si­ni­stra. Nella mano sem­bra rac­chiu­de­re un qual­co­sa di pre­zio­so, ma cosa e­sat­ta­men­te? Po­treb­be trat­tar­si del'a­nel­lo che Dat­che­ry ha ri­tro­va­to e che alla fine usa per di­mo­stra­re il ri­tro­va­men­to del corpo di Edwin.

Po­chis­si­mo ri­lie­vo è stato dato negli studi pas­sa­ti, alla fi­gu­ra cen­tra­le della co­per­ti­na che rac­chiu­de il ti­to­lo dell'opera. Sotto di que­sto ci sono tre e­le­men­ti a mio av­vi­so dav­ve­ro di fon­da­men­ta­le importanza.Si trat­ta di una chia­ve in­cro­cia­ta con un palo su un sac­chet­to. Que­sti og­get­ti sono solo men­zio­na­ti nel testo e sem­bra­no es­se­re poco ri­le­van­ti: ma al­lo­ra per­ché farli di­se­gna­re sulla co­per­ti­na? La loro pre­sen­za con­fer­me­reb­be la teo­ria della se­pol­tu­ra del ca­da­ve­re di Edwin get­ta­to in una fossa sca­va­ta nella Crip­ta e co­spar­so di calce. La chia­ve sa­reb­be quel­la della Crip­ta, d'al­tron­de negli ap­pun­ti la pa­ro­la ' chia­ve ' (9) viene sot­to­li­nea­ta spes­so come per darle mag­gior ri­sal­to. La pala sa­reb­be il mezzo usato per sca­va­re la fossa, men­tre il sac­chet­to rap­pre­sen­te­reb­be la calce con cui è stato co­spar­so il corpo per farlo spa­ri­re to­tal­men­te.

4. Con­te­sto in cui è stato scrit­to il ro­man­zo 

Tro­va­re ul­te­rio­ri in­di­zi nel testo è im­pre­sa ab­ba­stan­za ardua e, in que­sto caso, il guaio è che Dic­kens ha per­fet­ta­men­te la­scia­to a metà il suo ul­ti­mo la­vo­ro; se lo a­ves­se la­scia­to in­com­piu­to solo degli ul­ti­mi ca­pi­to­li ci sa­reb­be­ro stati a di­spo­si­zio­ne molti più in­di­zi e sa­reb­be quin­di ri­sul­ta­to più sem­pli­ce ar­ri­va­re al fi­na­le.

Dic­kens ha spes­so ma­ni­fe­sta­to il suo in­ten­to di far du­ra­re il mi­ste­ro fino alla fine della sto­ria e di es­se­re pre­oc­cu­pa­to di far in­tra­ve­de­re il fi­na­le trop­po pre­sto. La chia­ve del mi­ste­ro è ca­pi­re real­men­te se Dic­kens fosse dav­ve­ro in grado di scri­ve­re un ro­man­zo gial­lo o, non es­sen­do uno scrit­to­re spe­cia­liz­za­to in que­sto tipo di ro­man­zo, aveva sem­pli­ce­men­te pro­va­to a farlo senza riu­scir­ci per­fet­ta­men­te. La sua co­stan­te pre­oc­cu­pa­zio­ne di ri­ve­la­re trop­po an­ti­ci­pa­ta­men­te la so­lu­zio­ne del mi­ste­ro po­treb­be in­di­ca­re che lo stes­so scrit­to­re a­ves­se ti­mo­re di com­pie­re er­ro­ri tec­ni­ci nel crea­re un tipo di ro­man­zo in cui si ci­men­ta­va per la prima volta.

L'idea di in­tra­pren­de­re que­sta av­ven­tu­ra let­te­ra­ria nasce in Dic­kens dopo la pub­bli­ca­zio­ne del ro­man­zo­The Moon­sto­ne scrit­to dal caro amico Col­lins e con­si­de­ra­to il primo ro­man­zo gial­lo della let­te­ra­tu­ra in­gle­se. Gran­de in­fluen­za ha avuto que­sto ro­man­zo sul genio di Dic­kens, che sem­bra ri­pren­der­ne molti e­le­men­ti nel suo Edwin Drood . (10)

La let­tu­ra di que­sta opera po­treb­be a­iu­tar­ci a ca­pi­re me­glio il per­cor­so nar­ra­ti­vo che Dic­kens vo­le­va se­gui­re nel suo ro­man­zo. In par­ti­co­la­re, a mio av­vi­so, gli e­le­men­ti ri­pre­si da The Moon­sto­ne ri­guar­da­no l'uso della droga e la dop­pia vita che il col­pe­vo­le con­du­ce; ca­pi­re come que­sti e­le­men­ti siano stati 'co­pia­ti ' e riu­ti­liz­za­ti da Dic­kens può a­iu­ta­re a ri­sol­ve­re il mi­ste­ro del suo libro. In­fat­ti, nel ro­man­zo di Col­lins ab­bia­mo un col­pe­vo­le in­con­sa­pe­vo­le, poi­ché è stato dro­ga­to al mo­men­to del furto, e un col­pe­vo­le con­sa­pe­vo­le, che ap­pro­fit­ta del furto av­ve­nu­to per mano al­trui per pa­ga­re de­bi­ti ac­cu­mu­la­ti in una sua vita se­gre­ta con­dot­ta senza de­sta­re alcun so­spet­to. Dic­kens può aver fatto con­flui­re que­sti due e­le­men­ti in un unico per­so­nag­gio che com­met­te il cri­mi­ne sotto l'uso, que­sta volta vo­lon­ta­rio, della droga e che con­du­ce pa­ral­le­la­men­te una dop­pia e­si­sten­za. La dop­pia per­so­na­li­tà del pro­ta­go­ni­sta è quin­di ge­ne­ra­ta pro­prio dall'uso della droga, che gli fa com­met­te­re a­zio­ni che in stato con­scio non ri­cor­da di aver com­piu­to. Dic­kens stes­so spie­ga que­sto stato di in­co­scien­za par­lan­do di un altro per­so­nag­gio del libro, Miss T­win­kle­ton:

Come in al­cu­ni stati di e­brie­tu­di­ne… coe­si­sto­no due stati di co­scien­za che non si scon­tra­no mai, ma cia­scu­no dei quali segue il pro­prio corso, come fosse con­ti­nuo an­zi­ché in­ter­rot­to (dun­que, se io na­scon­do il mio o­ro­lo­gio quan­do sono u­bria­co, devo ri­tor­na­re di nuovo u­bria­co prima di ri­cor­da­re dove si trova). (11)

D'al­tron­de il tema del dop­pio, è cen­tra­le nel ro­man­zo e in­te­res­sa tutti i per­so­nag­gi. (12) Quin­di, può es­se­re che Ja­sper, per ri­cor­da­re quan­do e come ha uc­ci­so Edwin, debba ri­tor­na­re sotto l'ef­fet­to dell'oppio.

Con­si­de­ran­do poi lo stile di Dic­kens, sap­pia­mo, come i suoi pre­ce­den­ti ro­man­zi te­sti­mo­nia­no, che egli aveva l'a­bi­tu­di­ne di sba­lor­di­re il let­to­re fa­cen­do delle ri­ve­la­zio­ni fi­na­li i­na­spet­ta­te ri­guar­dan­ti il pas­sa­to dei pro­ta­go­ni­sti. (13) Si sco­pri­va­no così rap­por­ti di pa­ren­te­la im­pen­sa­bi­li tra i per­so­nag­gi della sto­ria, spes­so tra loro an­ta­go­ni­sti; quin­di c'è da do­man­dar­si se Dic­kens non abbia vo­lu­to crea­re un colpo di scena anche nel suo gial­lo. D'al­tron­de co­no­scia­mo il pas­sa­to di ogni per­so­nag­gio, tran­ne quel­lo di Ja­sper, di cui si sa dav­ve­ro poco: non si sa quale pre­ci­so rap­por­to di pa­ren­te­la con i ge­ni­to­ri di Edwin lo abbia fatto di­ven­ta­re zio e tu­to­re del ra­gaz­zo e da cosa e­sat­ta­men­te de­ri­vi la sua fru­stra­zio­ne. Viene posta in ri­lie­vo la po­chis­si­ma dif­fe­ren­za di età tra Ja­sper e Edwin e che tra di loro, so­prat­tut­to per vo­le­re di Ja­sper, ' zio e ni­po­te sono pa­ro­le proi­bi­te '. (14) Ma e­si­ste dav­ve­ro un le­ga­me di pa­ren­te­la tra i due?E qual è il mo­ti­vo pre­ci­so per cui Ja­sper prova un odio, che a volte sem­bra in­ve­ce amore, così pro­fon­do nei con­fron­ti di Edwin? La ri­spo­sta a que­sti in­ter­ro­ga­ti­vi si po­treb­be tro­va­re nel ca­pi­re se nel pas­sa­to di Ja­sper sia ac­ca­du­to qual­co­sa che lo ha se­gna­to tanto da farlo di­ven­ta­re così fru­stra­to e o­sti­le nei con­fron­ti del suo pu­pil­lo.

A­na­liz­zan­do gli ap­pun­ti dell'au­to­re ri­guar­do la ste­su­ra del ro­man­zo, nu­me­ro­se sono le frasi che au­men­ta­no i so­spet­ti sulla col­pe­vo­lez­za di Ja­sper, come ad e­sem­pio ' zio e ni­po­te o­mi­ci­dio an­co­ra lon­ta­no ' e ' una notte con Durd­les, pre­pa­ra il ter­re­no per il modo di uc­ci­de­re '. (15) Sem­bre­reb­be­ro frasi in cui Dic­kens in­di­ret­ta­men­te ri­ve­le­reb­be che la scom­par­sa di Edwin è in real­tà un o­mi­ci­dio e le fasi at­tra­ver­so le quali Ja­sper, l'as­sas­si­no, lo or­ga­niz­za. Ma que­ste frasi po­treb­be­ro anche ri­guar­da­re un e­spe­dien­te per at­ti­ra­re i so­spet­ti su Ja­sper e al­lon­ta­nar­li dal vero col­pe­vo­le. Ma, oltre al mae­stro del coro, chi a­vreb­be po­tu­to uc­ci­de­re Edwin?

L'i­po­te­si che sia stato dav­ve­ro Ne­vil­le a far spa­ri­re Edwin è poco con­vin­cen­te: il ra­gaz­zo mi sem­bra più un 'duro dal cuore te­ne­ro', una per­so­na che di­ven­ta ag­gres­si­va più per di­fen­der­si che per at­tac­ca­re e Dic­kens lo fa ap­pa­ri­re nella sto­ria come il clas­si­co in­no­cen­te che viene ac­cu­sa­to in­giu­sta­men­te, il giu­sto capro e­spia­to­rio su cui far ri­ca­de­re la colpa del mi­sfat­to.

Gli altri per­so­nag­gi mi sem­bra­no che fac­cia­no più da con­tor­no allo svol­ger­si degli e­ven­ti. Un pro­ta­go­ni­sta della sto­ria che po­treb­be es­se­re il per­fet­to col­pe­vo­le, tal­men­te in­so­spet­ta­bi­le che nes­su­no riu­sci­reb­be mai a in­col­par­lo, come in­fat­ti è ac­ca­du­to nei di­ver­si studi e fi­na­li i­po­tiz­za­ti, è Grew­gious. Il suo es­se­re pre­sen­ta­to come e­sem­pio di ' in­te­gri­tà mo­ra­le ' e il suo es­se­re ligio al do­ve­re viene spes­so messo in ri­sal­to. Ma se ci pen­sia­mo bene al­cu­ni a­spet­ti lo ac­co­mu­na­no a Ja­sper: con­du­ce una vita so­li­ta­ria e mo­no­to­na, so­prat­tut­to senza af­fet­ti, ed egli stes­so si de­fi­ni­sce come un uomo dalla tri­ste esistenza.Anche lui ha pro­va­to le pene di un amore non cor­ri­spo­sto: anni prima si era in­na­mo­ra­to della madre di Rosa, che sem­bra riap­pa­rir­gli ogni volta che vede la ra­gaz­za, senza tra­la­scia­re i ri­pe­tu­ti com­pli­men­ti, spes­so fuori luogo, che egli fa alla sua pu­pil­la. (16) Anche egli fa uso di droga, giu­sti­fi­can­do­lo come un u­ti­liz­zo a scopo te­ra­peu­ti­co, e a­vreb­be po­tu­to uc­ci­de­re Edwin, ma­ga­ri con l'aiuto del suo fe­de­le as­si­sten­te Baz­zard, per ge­lo­sia nei con­fron­ti di Rosa, che vede come la rein­car­na­zio­ne della per­so­na amata e mai avuta. Penso che que­sta teo­ria sia molto più in­tri­gan­te di quel­la che so­stie­ne la col­pe­vo­lez­za di Ja­sper, ma que­sta è tanto sor­pren­den­te quan­to dif­fi­ci­le da di­mo­stra­re. Non c'è la mi­ni­ma trac­cia di un in­di­zio che po­treb­be pro­var­la.

Il mi­ste­ro che ruota in­tor­no al libro non ri­guar­da solo la fine di Edwin, ma anche l'i­den­ti­tà di un per­so­nag­gio che ar­ri­va a Cloi­ste­rham dopo la scom­par­sa del ra­gaz­zo e che i­ni­zia a in­da­ga­re su questa.Anche su que­sto sono state fatte di­ver­se teo­rie e anche qui non si è ar­ri­va­ti a ca­pi­re chi si celi die­tro colui che dice di chia­mar­si Dick Dat­che­ry. L'i­po­te­si più ac­cre­di­ta­ta è che die­tro di lui si na­scon­da uno dei per­so­nag­gi della sto­ria, tra­ve­sti­to­si per in­da­ga­re sulla fine di Edwin e in par­ti­co­la­re su Ja­sper.

In ef­fet­ti, nel ro­man­zo ci sono varie oc­ca­sio­ni in cui l'au­to­re sem­bra voler e­vi­den­zia­re l'a­spet­to in­so­li­to del per­so­nag­gio, so­prat­tut­to della sua folta chio­ma che ap­pa­ri­reb­be come una par­ruc­ca. (17) Tra i can­di­da­ti a que­sto tra­ve­sti­men­to è stata in­clu­sa He­le­na, la so­rel­la di Ne­vil­le, senza non poche o­bie­zio­ni, per via del suo sesso. (18) Ma molti e­le­men­ti for­ni­ti­ci dall'au­to­re po­treb­be­ro av­va­lo­ra­re que­sta ipotesi.Neville stes­so ri­ve­la che in pas­sa­to la donna, dal ca­rat­te­re e dal tem­pe­ra­men­to molto forte, si tra­ve­sti­va da ra­gaz­zo e mo­stra­va l'au­da­cia di un uomo. (19) Ha i­nol­tre una certa ca­pa­ci­tà nel cap­ta­re tutto ciò che le ac­ca­de in­tor­no, quel fiuto in­ve­sti­ga­ti­vo che le fa no­ta­re cose che agli altri pas­sa­no i­nos­ser­va­te. Una per­so­na­li­tà per­fet­ta per ri­ve­sti­re il ruolo del de­tec­ti­ve , per­so­na­li­tà che gli altri per­so­nag­gi non hanno.Poi, una donna tra­ve­sti­ta da uomo cree­reb­be an­co­ra più un colpo di scena.

Con­clu­sio­ne 

A fine a­na­li­si, il pos­si­bi­le fi­na­le della sto­ria po­treb­be es­se­re il se­guen­te.

Al ri­tor­no dalla pas­seg­gia­ta fatta con Ne­vil­le, Ja­sper stran­go­la Edwin con la sua sciar­pa nera e tra­sci­na il corpo fino alla Crip­ta della Cat­te­dra­le, alla quale ha ac­ces­so gra­zie alla chia­ve ru­ba­ta a Durd­les. Qui scava una fossa dove sep­pel­li­sce il ca­da­ve­re co­spar­gen­do­lo di calce viva. Prima della se­pol­tu­ra però priva il corpo del fer­ma­cra­vat­ta e dell'o­ro­lo­gio; sa­pen­do che sono gli unici mo­ni­li che il ni­po­te in­dos­sa­va, non si pre­oc­cu­pa di per­qui­si­re gli abiti del ra­gaz­zo e non trova per­ciò l'a­nel­lo di fi­dan­za­men­to che Edwin non era riu­sci­to a ri­con­se­gna­re a Grew­gious. Una volta ter­mi­na­ta l'o­pe­ra­zio­ne, getta gli og­get­ti d'oro nel fiume nei pres­si del quale sono stati in­sie­me Ne­vil­le e Edwin.

La mat­ti­na dopo de­nun­cia la scom­par­sa del ni­po­te e chie­de alla po­li­zia di per­lu­stra­re le acque del fiume: in que­sto modo il ri­tro­va­men­to degli og­get­ti da lui get­ta­ti la sera prima con­fer­me­reb­be­ro la col­pe­vo­lez­za di Ne­vil­le. Anche se que­sti viene poi pro­sciol­to dalle ac­cu­se, Cri­spar­kle si pro­di­ga per sca­gio­nar­lo de­fi­ni­ti­va­men­te. L'unico modo per sco­pri­re la ve­ri­tà è quel­lo di in­ve­sti­ga­re, ma in ma­nie­ra molto discreta.Ricor­dan­do che Ne­vil­le gli aveva con­fi­da­to che He­le­na riu­sci­va a tra­ve­stir­si in modo con­vin­cen­te da uomo, l'uomo sug­ge­ri­sce alla ra­gaz­za di in­da­ga­re sotto un'altra i­den­ti­tà, ossia quel­la di Dick Dat­che­ry. La donna, co­no­scen­do la pas­sio­ne di Ja­sper per Rosa, tiene sotto con­trol­lo in par­ti­co­lar modo il com­por­ta­men­to dell'uomo.

Gra­zie all'aiuto di De­pu­ty, Dat­che­ry ri­sa­le alla donna dell'oppio, che gli ri­ve­la la na­tu­ra op­pio­ma­ne di Ja­sper e il suo in­vei­re, sotto l'ef­fet­to della droga, con­tro un certo Ned, ac­cen­nan­do a una crip­ta in cui que­sti sa­reb­be an­da­to a fi­ni­re.

L'in­ve­sti­ga­to­re i­ni­zia a so­spet­ta­re sem­pre più del mae­stro del coro e quan­do De­pu­ty gli ri­ve­la di aver visto Ja­sper ag­gi­ra­si nei pres­si della Crip­ta della cat­te­dra­le in ma­nie­ra so­spet­ta men­tre il suo ac­com­pa­gna­to­re dor­mi­va, de­ci­de di re­car­vi­si ac­com­pa­gna­to da Cri­spar­kle, che ha te­nu­to sem­pre in­for­ma­to delle sue sco­per­te. I due si ri­vol­go­no a Durd­les per a­pri­re la Crip­ta, ma la chia­ve pos­se­du­ta dall'uomo non è quel­la giu­sta e quin­di Ja­sper glie­la ha ru­ba­ta la notte dell'e­scur­sio­ne scam­bian­do­la con un'altra. Sfon­da­no la porta e fi­nal­men­te, dopo aver sca­va­to, sco­pro­no i resti di un ca­da­ve­re tra i quali si scor­ge un a­nel­lo: è l'og­get­to che di­mo­stre­rà che quel corpo è di Edwin. In­fat­ti, a que­sto punto, Dat­che­ry svela la sua vera i­den­ti­tà e chie­de in­for­ma­zio­ni a Rosa ri­guar­do l'a­nel­lo, ma la ra­gaz­za, non co­no­scen­do­lo, sug­ge­ri­sce di chie­de­re aiuto al suo tu­to­re. Grew­gious è l'unico a es­se­re a co­no­scen­za di quell'a­nel­lo e, i­den­ti­fi­can­do­lo, con­fer­ma che i resti ri­tro­va­ti sono quel­li di Edwin.

Quan­do Ja­sper viene ar­re­sta­to, egli pro­cla­ma la pro­pria in­no­cen­za: si i­po­tiz­za che po­treb­be non ri­cor­da­re di aver com­mes­so il de­lit­to per­ché in quel mo­men­to era sotto l'ef­fet­to dell'oppio; lo si in­du­ce con qual­che e­spe­dien­te a pren­der­ne una dose e, sotto l'ef­fet­to dello stu­pe­fa­cen­te, viene fuori la vera na­tu­ra di Ja­sper. Rac­con­ta come è av­ve­nu­to l'o­mi­ci­dio come se que­sto fosse stato com­mes­so da un'altra per­so­na; qui lo sdop­pia­men­to della per­so­na­li­tà ar­ri­ve­reb­be al suo cul­mi­ne.

La pos­si­bi­le con­fes­sio­ne dun­que è la se­guen­te:

'Non ho uc­ci­so io Ned, ma so chi lo ha fatto. È un uomo che mi as­so­mi­glia molto e che come me ha sof­fer­to molto a causa della sua so­li­tu­di­ne. È spes­so ac­can­to a me e mi ha par­la­to della sua in­fan­zia tra­scor­sa tra le mura di un i­sti­tu­to: da pic­co­lo non era stato cre­sciu­to dai ge­ni­to­ri. An­da­va spes­so a tro­var­lo un uomo, ma solo poche volte ha visto colei che di­ce­va di es­se­re sua madre e non ca­pi­va per­ché non po­te­va stare con lei. Poi que­sta si­gno­ra non andò più a tro­var­lo e l'uomo, che di­ce­va di es­se­re suo padre, lo portò in un altro i­sti­tu­to. Una volta cre­sciu­to, l'uomo lo portò a Cloi­ste­rham e gli pre­sen­tò il figlio.Il ra­gaz­zi­no si chia­ma­va Edwin, ma l'uomo lo chia­ma­va Ned e in­se­gnò anche al ra­gaz­zo a chia­mar­lo in quel modo. E a Ned fu detto che quel ra­gaz­zo poco più gran­de di lui era suo zio e si sa­reb­be preso cura di lui quan­do il padre non ci sa­reb­be più stato. E quan­do que­sti morì, il ra­gaz­zo, sep­pur gio­va­ne, si ri­tro­vò a pren­der­si cura di un ra­gaz­zi­no che gli aveva ru­ba­to l'amore del padre. Lo o­dia­va per que­sto: lui aveva avuto tutto quell'af­fet­to che a lui era stato ne­ga­to. Nell'i­sti­tu­to lon­di­ne­se, aveva avuto un'ot­ti­ma e­du­ca­zio­ne e aveva anche stu­dia­to mu­si­ca; in se­gui­to di­ven­tò il mae­stro del coro della Cat­te­dra­le e gli venne chie­sto di in­se­gna­re canto ad una dolce fan­ciul­la che aveva lo stes­so viso della madre. Ma anche que­sta fan­ciul­la ap­par­te­ne­va a Ned e non po­te­va a­ver­la: an­co­ra una volta gli aveva ru­ba­to l'amore di una per­so­na a lui cara. Col tempo creb­be an­co­ra di più l'astio verso quel ra­gaz­zo che cre­sce­va spen­sie­ra­to, men­tre quel­lo che tutti cre­de­va­no suo zio in­vec­chia­va nell'anima.Solo una cosa gli dava so­ste­gno: l'oppio che lo a­iu­ta­va a sfo­ga­re tutto il suo astio verso una per­so­na che me­ri­ta­va di es­se­re uc­ci­sa, se­pol­ta e di­men­ti­ca­ta. Mi chie­de­va spes­so di a­iu­tar­lo nel suo in­ten­to, ma io non vo­le­vo. Alla fine però do­vet­ti ac­con­ten­tar­lo.'

A que­sto punto Ja­sper viene con­dan­na­to e por­ta­to in pri­gio­ne: qui senza il con­for­to dell'oppio si uc­ci­de con la stes­sa sciar­pa con cui aveva uc­ci­so Edwin.

In se­gui­to Grew­gious spie­ga a He­le­na e agli altri cosa è suc­ces­so in pas­sa­to:

'Il padre di Edwin ebbe una re­la­zio­ne se­gre­ta con la madre di Rosa, che ri­ma­se incinta.Questa gra­vi­dan­za a­vreb­be crea­to uno scan­da­lo, anche per­ché i due erano stati pro­mes­si sposi ad altre per­so­ne. In par­ti­co­la­re, il fu­tu­ro ma­ri­to della donna era un ca­ris­si­mo amico dell'uomo e la sco­per­ta del tra­di­men­to a­vreb­be ro­vi­na­to i rap­por­ti tra i due. La donna si tra­sfe­rì a Lon­dra, dove se­gre­ta­men­te diede alla luce un bam­bi­no che fu su­bi­to af­fi­da­to a un i­sti­tu­to. In quel pe­rio­do il suo fu­tu­ro ma­ri­to era sem­pre in viag­gio per la­vo­ro e le fu fa­ci­le na­scon­der­gli l'ac­ca­du­to. En­tram­bi i ge­ni­to­ri del bam­bi­no an­da­va­no a tro­var­lo, ma quan­do la madre, af­flit­ta dalla lon­ta­nan­za dal fi­glio, de­ci­se di vo­ler­lo cre­sce­re no­no­stan­te le con­se­guen­ze, il padre del bam­bi­no de­ci­se di tra­sfe­rir­lo in un altro i­sti­tu­to e non per­mi­se più alla donna di ve­der­lo. La donna sposò il ma­ri­to as­se­gna­to­le e diede alla luce una bimba che chia­mò Rosa. Non riu­sci­va tut­ta­via a di­men­ti­ca­re quel fi­glio che era stato co­stret­ta a ab­ban­do­na­re e, non riu­scen­do a reg­ge­re il do­lo­re, si gettò nel fiume po­nen­do fine alle sue sof­fe­ren­ze. In­tan­to anche il padre del ra­gaz­zo si era spo­sa­to con un'altra donna da cui ebbe un altro fi­glio e che morì tempo dopo. L'uomo, sen­ten­do­si re­spon­sa­bi­le del sui­ci­dio della donna che gli aveva dato il primo fi­glio e del pro­fon­do do­lo­re che aveva così pro­vo­ca­to al suo più caro amico, per con­for­tar­lo, sta­bi­lì con lui il fi­dan­za­men­to tra i loro figli. Ve­nen­do poi pros­si­mo alla morte anche lui, volle riu­ni­re i suoi due figli, pre­sen­tan­do il primo, ormai ar­ri­va­to alla mag­gio­re età, come uno zio di Edwin. Per es­se­re si­cu­ro che fra i due si i­stau­ras­se un ot­ti­mo rap­por­to, no­mi­nò colui che ar­ri­vò da Lon­dra col nome di John Ja­sper, tu­to­re del fi­glio Edwin. Io sono stato sem­pre vi­ci­no a que­ste due fa­mi­glie e l'unico a co­no­sce­re la ve­ri­tà sulle loro vite. Non a caso fui no­mi­na­to tu­to­re di Rosa prima che di­ven­tas­se anche or­fa­na del padre. L'astio di Ja­sper verso Edwin, il fatto che sia stato lui a uc­ci­der­lo e il suo in­te­res­se verso Rosa non mi stu­pi­sco­no: si­cu­ra­men­te egli ri­ve­de­va in Rosa la madre alla quale as­so­mi­glia mol­tis­si­mo.'

Con­clu­sa­si la tri­ste vi­cen­da, Rosa e Tar­tar ar­ri­va­no a di­chia­rar­si amore e in se­gui­to a spo­sar­si; av­vi­ci­na­ti­si sem­pre più men­tre in­da­ga­va­no sulla scom­par­sa di Edwin, He­le­na e Cri­spar­kle de­ci­do­no di stare in­sie­me e la donna, af­fe­zio­na­ta­si a De­pu­ty, anche lui suo com­pa­gno di in­da­gi­ni, de­ci­de di adottarlo.Neville, in­ve­ce, de­ci­de di par­ti­re per ri­far­si una vita lon­ta­no da quei luo­ghi per lui ormai pieni di brut­ti ri­cor­di.

Avrei po­tu­to far en­tra­re in scena nuovi per­so­nag­gi, ma non ho vo­lu­to cor­re­re il ri­schio di al­lon­ta­nar­mi dalla trama o­ri­gi­na­le del rac­con­to. Ri­guar­do ai ri­fe­ri­men­ti alle te­sti­mo­nian­ze fatte dalle per­so­ne vi­ci­ne a Dic­kens, ho se­gui­to ciò che mi sem­bra­va di­mo­stra­bi­le e ac­cet­ta­bi­le come i­po­te­ti­co fi­na­le.

Come af­fer­ma Che­ster­thon, 'a nche se si ar­ri­ve­rà alla giu­sta con­clu­sio­ne non si saprà mai se è dav­ve­ro quel­la giu­sta '. (20) Que­sto è il mio Edwin Drood, uno tra i tanti, ma che spero abbia por­ta­to un ba­glio­re di luce sull'e­ter­no e­nig­ma della let­te­ra­tu­ra in­gle­se.

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Note

1. Il pro­get­to o­ri­gi­na­rio del ro­man­zo pre­ve­de­va la pub­bli­ca­zio­ne di do­di­ci nu­me­ri men­si­li di tren­ta­due pa­gi­ne l'una, ma solo sei nu­me­ri riu­sci­ro­no a es­se­re pub­bli­ca­ti in pa­gi­ne color verde. Il primo nu­me­ro uscì nell'a­pri­le del 1870 e l'ul­ti­mo nel set­tem­bre dello stes­so anno; poco dopo la morte di Dic­kens il ro­man­zo fu pub­bli­ca­to in un unico vo­lu­me.

2. Fo­ster, The Life of Char­les Dic­kens , Lon­don, Cha­p­man & Hall, 1872-74, p. 425. Fo­ster ri­ve­la anche che i­ni­zial­men­te la trama del ro­man­zo non do­ve­va ri­guar­da­re un mi­ste­ro, ma la sem­pli­ce sto­ria di due ra­gaz­zi in­na­mo­ra­ti, co­stret­ti a se­pa­rar­si, e che alla fine rie­sco­no a ri­con­giun­ger­si. Dic­kens cam­bie­rà idea un mese dopo, de­fi­nen­do la nuova sto­ria, in­cen­tra­ta sul mi­ste­ro, ' molto forte e dif­fi­ci­le da e­la­bo­rar­si '.

3. Dic­kens, The My­ste­ry of Edwin Drood , e­di­ted with an in­tro­duc­tion and notes by Mar­ga­re­th Card­well, Ox­ford-New York, Ox­ford U­ni­ver­si­ty Press, 1988, cap. VIII, p. 59. Ri­por­to le ci­ta­zio­ni di que­sto libro tra­du­cen­do­le di­ret­ta­men­te.

4. I­bi­dem, cap. XII, p. 103.

5. I­bi­dem, cap. XII, p. 105.

6. La notte della scom­par­sa di Edwin si sca­te­na una tem­pe­sta tal­men­te forte da pro­vo­ca­re danni alla città che il gior­no se­guen­te si cer­ca­no di ri­pa­ra­re. Ci si ac­cor­ge, quin­di, che al­cu­ne pie­tre sono state spo­sta­te sulla cima della Vec­chia Torre della Cat­te­dra­le, nei pres­si della Crip­ta. Que­sto danno po­treb­be es­se­re stato pro­vo­ca­to non dalla tem­pe­sta, ma dall'as­sas­si­no che po­treb­be aver oc­cul­ta­to lì il corpo di Edwin.

7. La donna con­fi­da a Edwin, in un loro in­con­tro ca­sua­le, che un ra­gaz­zo di nome Ned viene con­ti­nua­men­te mi­nac­cia­to. Que­ste ri­ve­la­zio­ni stan­no a in­di­ca­re l'odio di Ja­sper per Edwin e le con­ti­nue mi­nac­ce dello zio con­tro il ni­po­te che la donna a­scol­ta ogni volta che Ja­sper si reca nella sua fu­me­ria a con­su­ma­re oppio.

8. An­drew Lang in “ The il­lu­stra­tions on the w­rap­per ” in Ro­berts­on Ni­coll, The Pro­blem of Edwin Drood.A Study of Me­thods of Dic­kens , Hod­der and Stoughton, Lon­don, 1912, p. 59, sup­po­ne che Dat­che­ry sia in real­tà Edwin, so­prav­vis­su­to al ten­ta­to o­mi­ci­dio da parte dello zio e tra­ve­sti­to­si per sma­sche­rar­lo, per­ché en­tram­bi por­ta­no in mano il cap­pel­lo senza mai in­dos­sar­lo. Ma l'im­ma­gi­ne in que­stio­ne smen­ti­sce que­sta i­po­te­si poi­ché qui colui che ap­pa­ri­reb­be come Dat­che­ry in­dos­sa il cap­pel­lo.

9. Dic­kens, cit ., “ Ap­pen­dix B ”, pp. 220-231.

10. Le a­na­lo­gie tra i due ro­man­zi sono le se­guen­ti: il col­le­ga­men­to di al­cu­ni per­so­nag­gi con il mondo o­rien­ta­le, come i ge­mel­li Land­less che pro­ven­go­no da Cey­lon, il mi­ste­ro del de­sti­no del pro­ta­go­ni­sta: come non si sa se la pie­tra è stata ru­ba­ta o na­sco­sta, così non si sa se Edwin sia morto o vivo, l'in­tro­du­zio­ne di un de­tec­ti­ve per la ri­so­lu­zio­ne del mi­ste­ro e un in­no­cen­te in­col­pa­to per il suo pas­sa­to tur­bo­len­to.

11. Dic­kens, cit ., cap. III, p. 14.

12. Se­con­do molti cri­ti­ci, ogni per­so­nag­gio della sto­ria sem­bra se­gui­re la via dell'am­bi­gui­tà data so­prat­tut­to dal fatto che o­gnu­no di loro sem­bra na­scon­de­re o re­pri­me­re qual­co­sa. Anche la droga ha una dop­pia va­len­za: viene usata sia come far­ma­co che come stu­pe­fa­cen­te.

13. Ad e­sem­pio, in Ni­co­la Nic­kle­by viene ri­ve­la­to che lo zio avaro del pro­ta­go­ni­sta, Ralph Nic­kle­by, era il vero padre si Smike, un or­fa­no cre­sciu­to in un i­sti­tu­to e caro amico di Ni­co­la. Nel fi­na­le in­ve­ce di Lit­tle Dor­rit si sco­pre che Artur Clen­nam non è il fi­glio le­git­ti­mo della si­gno­ra Clen­nam, ma il frut­to di una re­la­zio­ne se­gre­ta del ma­ri­to.

14. Dic­kens, cit ., cap. II, p. 7. in que­sto punto del ro­man­zo Ja­sper e Edwin di­scu­to­no della poca dif­fe­ren­za di età che li se­pa­ra e Ja­sper ri­pren­de il ni­po­te quan­do lo chia­ma ' zio ' per­ché af­fer­ma di sen­ti­re, nell'es­se­re chia­ma­to così, una mag­gio­re sen­sa­zio­ne di di­stac­co. Qui Ja­sper na­scon­de il suo astio verso il ni­po­te ma­sche­ran­do­lo con un falso bi­so­gno di sen­tir­si vi­ci­no a lui, ma in real­tà po­treb­be ri­fiu­ta­re quell'ap­pel­la­ti­vo per­ché sa che non e­si­ste una vera pa­ren­te­la tra i due.

15. I­bi­dem, “ Ap­pen­dix B ”, pp. 220-231. Tra gli ap­pun­ti di Dic­kens si leg­go­no anche frasi come ' Ja­sper e le chia­vi ', ' Ja­sper pre­pa­ra il suo ter­re­no ', ' Il furbo uso della co­mu­ni­ca­zio­ne di Ja­sper al suo rin­ve­ni­men­to '; tutte frasi che fanno cre­de­re che Dic­kens vo­les­se pro­prio Ja­sper come as­sas­si­no di Edwin.

16. Grew­gious parla di sé come una per­so­na nata già in­vec­chia­ta, che ha ri­ce­vu­to l'af­fet­to solo di due ge­ni­to­ri an­zia­ni e si de­fi­ni­sce un 'sec­cu­me'. Sob­bal­za quan­do gli ap­pa­re Rosa ed egli stes­so af­fer­ma di scam­biar­la per la madre morta. I­nol­tre, quan­do la ac­co­glie dopo che que­sta scap­pa da Cloi­ste­rham per­ché im­pau­ri­ta da Ja­sper, la riem­pie di com­pli­men­ti che sem­bra­no e­sa­ge­ra­ti e i­nop­por­tu­ni per il tipo di rap­por­to che e­si­ste tra di loro.

17. Gli e­le­men­ti che pro­va­no la teo­ria del tra­ve­sti­men­to è che Dat­che­ry viene de­scrit­to come una per­so­na dai ca­pel­li bian­chi che con­tra­sta­no con le so­prac­ci­glia nere, con una testa in­so­li­ta­men­te gran­de e una chio­ma trop­po folta e che non in­dos­sa mai il ca­pel­lo che ha tra le mani. Que­sto per­ché, come sug­ge­ri­sce Ste­fa­no Man­fer­lot­ti nella sua ' Nota ' a Il mi­ste­ro di Edwin Drood, Guida e­di­to­re, Na­po­li, 1983, p. 230, 'a­ven­do la sen­sa­zio­ne di por­tar­ne un altro, non riu­sci­reb­be a por­ta­re con di­sin­vol­tu­ra un vero cap­pel­lo'.

18. Molti cri­ti­ci, tra cui Gil­bert Che­ster­thon nel suo Ap­pre­cia­tios and Cri­ti­ci­sm of the Works of Char­les Dic­kens , Me­theun, Lon­don, 1906, af­fer­ma­no che una donna tra­ve­sti­ta da uomo sa­reb­be ri­di­co­la e poco con­vin­cen­te. Tra gli altri can­di­da­ti ab­bia­mo Tar­tar, ma il suo tra­ve­stir­si sa­reb­be se­con­do me pre­ma­tu­ro ri­spet­to ai tempi della sto­ria visto che ap­pa­re poco tempo dopo la spa­ri­zio­ne di Edwin, Grew­gious, ma un uomo così im­po­sta­to non sa­reb­be a suo agio nei panni di una per­so­na così di­ver­sa da lui, e Baz­zard, ma que­sti ap­pa­re trop­po di­sin­te­res­sa­to verso il mondo e­ster­no e anche lui è trop­po in­tro­ver­so per ve­sti­re i panni di un in­ve­sti­ga­to­re e­su­be­ran­te. Come detto prima, al­cu­ni so­sten­go­no che ci sia Edwin die­tro Dat­che­ry, ma tutto fa pen­sa­re che egli sia morto.

19. Ne­vil­le af­fer­ma che la so­rel­la ha sem­pre avuto un at­teg­gia­men­to pro­tet­ti­vo nei suoi con­fron­ti e sa­reb­be in­so­li­to che He­le­na non si pro­di­ghi per sca­gio­na­re il fra­tel­lo. La ra­gaz­za si tra­ve­sti­va so­prat­tut­to quan­do i due scap­pa­va­no da qual­sia­si si­tua­zio­ne pe­ri­co­lo­sa.

20. Che­ster­thon, cit. , p. 425.

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